Scrivo canzoni che sono come delle piccole visioni, sussurrano stati d'animo e sfumature emozionali.

Nascono improvvisando: le parole insieme alla musica, la chitarra con la voce, solo in seguito, eventualmente, ne smusso gli angoli attraverso un processo creativo più consapevole.

Le parole emergono inconsapevolmente, evocate dalla musica, ne consegue che i testi intenzionalmente non raccontano, quanto piuttosto tentano di evocare, più musicalmente che verbalmente, emozioni e pensieri.

L'intenzione di questi brani, nella loro forma finale, è appunto quella di esprimersi come emozioni, per questo motivo non sempre si articolano attraverso una vera e propria forma canzone.

L'obiettivo è quello di esplorare una forma espressiva intima, attraverso brani dall'impronta astratta con una forte componente emotiva e dalla dinamica apparentemente semplice: uno strumento e una voce.

In un percorso di questo tipo è stupido porsi dei limiti che non derivino da necessità sollevate dalla ricerca in sè, anche per questo motivo la mia musica è autoprodotta.

Per quel che riguarda il genere di musica che faccio, non intendo trovare analogie, anche perchè ho scoperto che alla fine ognuno trova le sue; se può essere d'aiuto metto Thelonious Monk al primo posto e ultimamente favorisco i Lamb, Paolo Benvegnù mi dà i brividi musicalmente parlando e in senso buono.